Manifesto della cinematografia futurista

La rivoluzione musicale Futurista di Luigi Russolo
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Luigi Russolo (1885 – 1947) the futurist artist with his assistant Piatti and the noise machine invented by him for futurist ‘symphonies’, one of which was performed at the London Coliseum in June 1914. He was also a painter. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

Sebbene non vi sia stata una vera e propria produzione cinematografica futurista, riporto un passo dal  “Manifesto della Cinematografia Futurista” del 1916: 

 

La conflagrazione agilizza sempre più la sensibilità europea. La nostra grande guerra igienica, che dovrà soddisfare TUTTE le nostre aspirazioni nazionali, centuplica la forza novatrice della razza italiana. Il cinematografo futurista che noi prepariamo, deformazione gioconda dell’universo, sintesi alogica e fuggente della vita mondiale, diventerà la migliore scuola per i ragazzi: scuola di gioia, di velocità, di forza, di temerità e di eroismo. Il cinematografo futurista acutizzerà, svilupperà la sensibilità, velocizzerà l’immaginazione creatrice, darà all’intelligenza un prodigioso senso di simultaneità e di onnipresenza. Il cinematografo futurista collaborerà così al rinnovamento generale, sostituendo la rivista (sempre pedantedesca), il dramma (sempre previsto) e uccidendo il libro (sempre tedioso e opprimente). Le necessità della propaganda ci costrigeranno a pubblicare un libro di tanto in tanto. Ma preferiamo esprimerci mediante il cinematografo, le grandi tavole di parole in libertà e i mobili avvisi luminosi.

Con il nostro Manifesto “IL TEATRO SINTETICO FUTURISTA”, con le vittoriose tournées delle compagnie drammatiche Gualtiero Tumiati, Ettore Berti, Annibale Ninchi, Luigi Zoncada, coi 2 volumi del TEATRO SINTETICO FUTURISTA contenenti 80 sintesi teatrali, noi abbiamo iniziato in Italia la rivoluzione del teatro di prosa. Antecedentemente un altro Manifesto futurista aveva riabilitato, glorificato e perfezionato il TEATRO DI VARIETA’. E’ logico dunque che oggi noi trasportiamo il nostro sforzo vivificatore in un’altra zona del teatro: il CINEMATOGRAFO.

A prima vista il cinematografo, nato da pochi anni, può sembrare già futurista, cioè privo di passato e libero da tadizioni: in realtà, esso, sorgendo come TEATRO SENZA PAROLE, ha ereditate tutte le più tradizionali spazzature del teatro letterario. Noi possimo dunque senz’altro riferire al cinematografo tutto ciò che abbiamo detto e fatto per il teatro di prosa. La nostra azione è leggittima e necessaria, in quanto il cinematografo fino ad oggi E’ STATO, E TENDE A RIMANERE PROFONDAMENTE PASSATISTA, mentre noi vediamo in esso la possibilità di un’arte eminentemente futurista e IL MEZZO DI ESPRESSIONE PIU’ ADATTO ALLA PLURISENSIBILITA’ DI UN ARTISTA FUTURISTA.

 

Salvo i films interessati di viaggi, caccie, guerre, ecc., non hanno saputo infliggerci che drammi, drammoni e drammetti passatistissimi. La stessa sceneggiatura che per la sua brevità e varietà può sembrare progredita, non è invece il più delle volte che una pietosa e trita ANALISI. Tutte le immense possibilità ARTISTICHE del cinematografo sono dunque assolutamente intatte.

Il cinematografo è un’arte a sè. Il cinematografo non deve mai copiare il palcoscenico. Il cinematografo, essendo essenzialmente visivo, deve compiere innanzittutto l’evoluzione della pittura: distaccarsi dalla realtà, dalla fotografia, dal grazioso e dal solenne. Diventare antigrazioso, deformatore, impressionista, sintetico, dinamico, parolibero.

OCCORRE LIBERARE IL CINEMATOGRAFO COME MEZZO DI ESPRESSIONE per farne lo strumento ideale di UNA NUOVA ARTE immensamente più vasta e più agile di tutte quelle esistenti. Siamo convinti che solo per mezzo di esso si potrà raggiungere quella poliespressività verso la quale tendono le più moderne ricerche artistiche. Il cinematografo futurista crea appunto oggi la sinfonia poliespressiva, che già un anno fa noi annunciavamo nel nostro manifesto: PESI, MISURE E I PREZZI DEL GENIO ARTISTICO. Nel film  futurista entreranno come mezzi di espressione gli elementi più svariati: dal brano di vita reale alla chiazza di colore, dalla linea alle parole in libertà, dalla musica cromata e plastica alla musica di oggetti. Esso sarà insomma pittura, architettura, scultura, parole in libertà, musica di colori, linee e forme, accozzo di oggetti e realtà cautizzata. Offriremo nuove ispirazioni alle ricerche dei pittori i quali tendono a sforzare i limiti del quadro. Metteremo in moto le parole in libertà che rompono i limiti della letteratura marciando verso la pittura, la musica, l’arte dei rumori e gettando un meraviglioso ponte tra la parola e l’oggetto reale.

 

I nostri films saranno:

  1. ANALOGIE CINEMATOGRAFATE usando la realtà direttamente come uno dei due elementi dell’analogia. Esempio: Se vorremo esprimere lo stato angoscioso di un nostro protagonista invece di descriverlo nelle sue fasi di dolore daremo un’equivalente impressione con lo spettacolo di una montagna frastagliata e cavernosa. I monti, i mari, i boschi, le città, gli eserciti, le squadre, gli aereoplani saranno spesso le nostre parole formidabilmente espressive: L’UNIVERSO SARA’ IL NOSTRO VOCABOLARIO. Esempio: Vogliamo dare una sensazione di stramba allegria: rappresentiamo un drappello di seggiole che vola scherzando attorno ad un enorme attaccapanni finchè si decidono ad attaccarcisi. Vogliamo dare una sensazione d’ira: frantumiamo l’iracondo in un turbine di pallottole giallo. Vogliamo dare l’angoscia di un Eroe che perdeva la sua fede nel defunto scetticismo neutrale: rappresentiamo l’Eroe nell’atto di parlare ispirato ad una moltitudine; facciamo far scappar fuori ad un tratto Giovanni Giolitti che gli caccia in bocca a tradimento una ghiotta forchettata di maccheroni affongando la sua alata parola nella salsa di pomodoro. Coloriremo il dialogo dando velocemente e simultaneamente ogni immagine che attraversi i cervelli dei personaggi. Esempio: rappresentando un uomo che dirà alla sua donna: sei bella come una gazzella, daremo una gazzella. Esempio: Se un personaggio dice: Contemplo il tuo sorriso fresco e luminoso come un viaggiatore contempla dopo lunghe fatiche il mare dall’alto di una montagna, daremo viaggiatore, mare, montagna punto. In tal modo i nostri personaggi saranno perfettamente comprensibili come SE PARLASSERO.
  2. POEMI, DISCORSI E POESIE CINEMATOGRAFATI. Faremo passare tutte le immagini che li compongono sullo schermo……. In questo modo noi cinematografiamo i più segreti movimenti del genio. Ridicolizzeremo così le opere dei poeti passatisti, trasformando col massimo vantaggio del pubblico le poesie più nostalgicamente monotone e piagnucolose in spettacoli violenti, eccitanti, ed esilarantissimi.
  3. SIMULTANEITA’ E COMPENETRAZIONI di tempi e di luoghi diversi CINEMATOGRAFATE. Daremo  nello stesso istante-quadro due o tre visioni differenti l’uno accanto all’altra.
  4. RICERCHE MUSICALI CINEMATOGRAFATE (dissonanze, accordi, sinfonie di gesti, fatti, colori, linee, ecc.).
  5. STATI D’ANIMO SCENEGGIATI CINEMATOGRAFATI.
  6. ESERCITAZIONI QUOTIDIANE PER LIBERARSI DALLA LOGICA CINEMATOGRAFATE.
  7. DRAMMI D’OGGETTI CINEMATOGRAFATI (Oggetti animati, umanizzati, truccati, vestiti, passionalizzati, civilizzati, danzanti – Oggetti tolti dal loro ambiente abituale e posti in una condizione anormale che, per contrasto, mette in risalto la loro stupefacente costruzione e vita non umana).
  8. VETRINE DI IDEE, D’AVVENIMENTI , DI TIPI . D’OGGETTI, ECC. CINEMATOGRAFATI.
  9. CONGRESSI, FLIRTS, RISSE E MATRIMONI DI SMORFIE, DI MIMICHE, ECC. CINEMATOGRAFATI. Esempio: un nasone che impone il silenzio a mille dita congressiste scampanellando un orecchio, mentre due baffi carabinieri arrestano un dente.
  10. RICOSTRUZIONI IRREALI DEL CORPO UMANO CINEMATOGRAFATE.
  11. DRAMMI DI SPROPORZIONI CINEMATOGRAFATE (un uomo che avendo sete tira fuori una minuscola cannuccia la quale si allunga ombellicalmente fino ad un lago e lo asciuga DI COLPO).
  12. DRAMMI POTANZIALI E PIANI STRATEGICI DI SENTIMENTI CINEMATOGRAFATI.
  13. EQUIVALENZE LINEARI PLASTICHE, CROMATICHE, ECC. di uomini, donne, avvenimenti, pensieri, musiche, sentimenti, pesi, odori, rumori CINEMATOGRAFATI (daremo con delle linee bianche sul nero il ritmo interno e il ritmo fisico di un marito che scopre sua moglie adultera ed insegue l’amante – ritmo dell’anima e ritmo delle gambe).
  14. PAROLE IN LIBERTA’, IN MOVIMENTO CINEMATOGRAFATE (tavole sinottiche di valori lirici – drammi di lettere umanizzate o animalizzate – drammi ortografici – drammi tipografici – drammi geometrici – sensibilità numerica, ecc..).    

Pittura + scultura + dinamismo plastico + parole in libertà + intonarumori + architettura + teatro sintetico = Cinematografia futurista.

SCOMPONIAMO E RICOMPONIAMO COSI’ L’UNIVERSO SECONDO I NOSTRI MERAVIGLIOSI CAPRICCI, per centuplicare la potenza del genio creatore italiano e il suo predominio assoluto nel mondo.

Il Cinema Futurista

cinema futurista

Non si può parlare di cinema futurista, di una teoria e di una pratica, d’una storia e d’una sperimentazione tecnico-linguistica che consentano di definire un campo preciso.
Non esiste, non è mai esistito un cinema futurista.
Il solo film realizzato nel 1916 da Martinetti, Balla, Corra, Ginna Settimelli, “Vita futurista”,è andato perduto, ha avuto pochissimo pubblico e un’influenza scarsissima.
E’ innegabile invece che fra il 1909 e il 1916, il cinema emerge nei numerosi manifesti teorici come “presenza” tecnica e formale nella società contemporanea, come emblema stesso della “simultaneità”, della “velocità”, de “ritmo” di cui la vita contemporanea è impregnata.
Il cinema non compare,Nel Manifesto del Futurismo (1909),ma Martinetti ne avverte la presenza, quando scrive, per esempio: “Non vogliamo esaltare il movimento aggressive l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale”, o quando aggiunge: “Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità”.
Anche i linguaggi artistici tradizionali, dunque, per Marinetti possono rinnovarsi cogliendo e rappresentando, come cinematografo, il dinamismo del mondo contemporaneo.
Interessante anche l’osservazione del nuovo mezzo tecnico in documenti come il Manifesto tecnico della letteratura futurista (1912, in cui si legge: “Il cinematografo offre la danza di un oggetto che si divide si ricompone senza intervento umano.
Ci offre anche lo slancio a ritroso di un nuotatore i cui piedi escono dal mare e rimbalzano violentemente sul trampolino.
Ci offre infine la corsa d’un uomo a 200 chilometri all’ora.
Sono altrettanti movimenti dell materia, fuori dalle leggi dell’intelligenza quindi di una essenza più significativa”.
Nel “ Il Teatro di Varietà “(1913) il cinema viene descritto come un mezzo per dare un“numero incalcolabile di visioni e di spettacoli irrealizzabili”.
Sebbene dunque il rapporto fra i futuristi e il cinema non sia affatto superficiale,essi rimangono spettatori curiosi e partecipi di un nuovo mezzo di comunicazione che però non adotteranno pienamente.
L’interesse per il cinema, e per altre forme di arte e di spettacolo popolare (ad esempio il teatro di varietà), rimane generico, una delle vie per opporre un’arte “simultaneista”, al “passatismo”.
all’insegna appunto del “futurismo”.
Le ricerche stilistiche dei futuristi non tendono mai a ricercare nuovi mezzi espressivi, se non nell’ambito della tradizione artistica consolidata, naturalmente per sovvertirla.
(eccezione soltanto l’ arte dei rumori di Russolo ) .
Il cinema offre degli stimoli, come del resto la società in evoluzione, che si traducono in spunti per la pittura o la scultura.
E’ un po’ come dire che esso sia equiparato “allo automobile”, una macchina, e come tale da elogiare.
Ed è, per essi, più una fonte di godimento “antiestetico”, di sorpresa, di provocazione (come lo sarà in gran parte per i surrealisti), che non una tecnica da apprendere e sperimentare.
Da questo punto di vista, di repertorio di situazioni e immagini inconsuete, di montaggio di elementi eterogenei, di frantumazione del tempo e dello spazio (e del corpo dell’attore), il cinema, in particolare il cinema comico di allora, è considerato intrinsecamente “futurista”.

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